Uno di quei momenti nella vita
- Agosto 17, 2026
- di
- Adriano Ottaviani
Mi ero rigirato quell’idea tra le zampe per mesi come un gatto con un gomitolo di lana, l’avevo fatta rimbalzare addosso alle pareti aspettandomi che all’improvviso finisse giù dalla finestra nel cortile, l’avevo spiata affascinato come facevo da bambino con le mie bolle di sapone: stupende, scintillanti di blu e oro ma effimere, destinate a dissolversi con appena un cenno di alito di vento…
Eppure la mattina dopo me la trovavo ancora lì ostinata e impertinente che mi aspettava al varco, decisa ad accompagnarmi per tutta la giornata, incurante di tutto: della logica, della fattibilità, della saggezza della vita che – diamine! – a questo punto dell’esistenza avrei dovuto pur avere appreso!
Non so se vi sia mai capitato, è una malia sottile, che vi circuisce e vi gira intorno come una fata curiosa e mentre passeggiate per quel tratto di strada che vi separa dalla fermata della metro, o appena fatta colazione, fuori dal bar, mentre il primo tepore di una giornata primaverile vi avvolge come se volesse solo voi e comincia a suggerirvi tentazioni pericolose, scalpitanti come Re mai nati.
Ma, dico io, basta!
Che senso avrebbe, che ti stai mettendo in testa, se non ci sei mai riuscito ci sarà un motivo!
Non ce la puoi fare, diventerai lo zimbello degl’amici!
Pensi che a questo punto si possa ribaltare il verdetto della vita?
Sei quasi un pensionato!
Cammino così, assorto, in Via Cola di Rienzo, incrocio ambulanti e altri inquilini del mondo che per qualche imperscrutabile motivo si trovano a condividere con me questo marciapiede, questa medesima aria, vedo in ognuno di loro le mie stesse speranze, ognuna diversa ma in ciascuno capace di spingere le gambe in avanti, ancora, testardamente ogni giorno.
Una bambina mi offre un fiore, ha una lunga gonna, che deve aver visto tutti i colori del mondo, prende velocemente la mia moneta e sorridendo mi fa cenno di sì, come rispondendo a tutte le mie domande più riposte.
Ora cammino più forte, a testa bassa e senza distrazioni, ho capito, è uno di quei momenti nella vita, vedo l’insegna, Unimarconi, faccio i pochi gradini:
”Buongiono scusate, avrei bisogno di qualche informazione…”






