La Via Budō (武道): la Via che congiunge tatami ed università
- Febbraio 26, 2026
- di
- Matteo Carbone
Le ragioni che spingono ad entrare in un’aula sono sempre personali. Ognuno ha la sua visione del mondo e della vita. C’è chi lo fa per curiosità, chi per noia, chi ancora per evolvere o sfuggire a una situazione stretta. C’è chi vede in ciò che studia un mezzo emanciparsi, chi uno strumento per contribuire ad una società migliore. C’è chi studia per arrivare ad una professione e chi per puro amore della conoscenza e della comprensione. In questo non c’è giudizio c’è il bello della biodiversità e del libero arbitrio.
Altrettante almeno sono le ragioni che spingono a salire su un tatami, a vestire un kimono, a mettersi in discussione confrontandosi quotidianamente con l’altro ma soprattutto con se stesso e con i propri limiti, le proprie timidezze, le difficoltà e un impegno costante sia fisico che mentale.
Al contrario di quanto sembra, la pratica marziale è soprattutto un’esperienza psicologica, cognitiva e mnemonica oltre ad essere pratica sociale e di relazione esattamente come lo studio. Il corpo in effetti segue la mente senza la quale non “prenderebbe la giusta forma”. Noto è il brocardo sportivo “pratica finché la mente non dimentica ed il corpo ricorda”.
Mente e corpo si fondono con la pratica bilanciandosi reciprocamente e quelle attitudini che apprendiamo e sviluppiamo su di un tatami sono poi le medesime che ci sostengono e accompagnano verso un percorso d’eccellenza anche nello studio.
La progressione, la pazienza, la capacità di procedere nonostante l’apparente insormontabile vastità di nozioni, la perseveranza di andare avanti senza indietreggiare mai sono solo alcuni esempi di tutto ciò che si impara su un tatami.
Assieme a tali propensioni la vera pratica marziale richiama costantemente ai valori più nobili, a quelle autentiche virtù oggi tanto desuete quanto indispensabili in ogni alveo della vita.
Apprendiamo con la pratica l’Onestà (Gi), il Coraggio “eroico” (Yu), la Compassione (Jin), la Gentile Cortesia (Rei), l’Onore (Meiyo), la Lealtà del Dovere (Chugi), la Completa Sincerità (Makoto) … virtù che scendono con noi dal tatami ispirando ogni percorso di vita e, attraverso di noi, fluiscono fino a raggiungere una società che ne è davvero carente.
Questo mindset orientale prende nome di budō ovvero la Via marziale giapponese. Il termine è composto dagli ideogrammi kanji bu (武) e dō (道) indicanti l’antica “Via che conduce alla cessazione della guerra attraverso il disarmo”.
E quale migliore modo di disarmare i conflitti attuali se non per mezzo di un sapere che esce dalla mera logica della formazione e torna ad essere cultura fornendo nuovamente uno sguardo olistico e colto?
Quale miglior modo di disarmare i conflitti se non quello di porre le proprie professioni al servizio di chi ne è destinatario de-finalizzandole dalla sola ricerca del profitto?
Quale miglior modo di far propri questi valori, di un approccio “gentile” che sappia prendersi “cura” di ciò che abbiamo di più caro come l’ambiente e tutto ciò che è più debole?
Ed ancora quale miglior modo di applicare i valori sportivi all’università se non quello di infondere coraggio per portare avanti future professioni con un “Coraggio Eroico” mantenendo fede ad alti ideali?
Quale miglior modo di farlo se non dando vita ad un insegnamento che sappia nuovamente scaldare e ispirare il cuore di chi ascolta con una dialettica ed un ethos davvero al servizio di chi ascolta?
In questo percorso, in questa via che unisce università e tatami, ritroviamo il senso di contribuire a qualcosa di “superiore”. Sta a noi intraprenderlo, ognuno a modo suo, ognuno in modo autentico.






