L’”Avvocato” Alessandro Manzoni a 150 anni dalla morte

L’”Avvocato” Alessandro Manzoni a 150 anni dalla morte

In occasione dei 150 dalla morte è interessante ricordare un aspetto poco conosciuto della vita intellettuale di Alessandro Manzoni: quello del giurista. Infatti, il suo nome è legato alla letteratura, come scrittore e poeta, e, soprattutto, al fatto di essere stato l’autore de I Promessi Sposi. 

Al contrario è poco nota la sua figura legata al pensiero giuridico e sarebbe un errore non ricordarla. 

Che Manzoni sia stato un esperto di diritto lo si capisce non solo attraverso l’analisi delle sue opere letterarie, ma anche dalla lettura di particolari atti giudiziari. 

Ebbene sì, sembra che Manzoni abbia svolto anche la professione di avvocato, in quanto risulta essere stato difensore di sé stesso in una querelle giudiziaria intrapresa nei confronti della Casa Editrice Le Monnier, che lo vedeva coinvolto in un processo protrattosi fino alla Corte di Cassazione, vincendo, comunque, in ogni grado di giudizio. Pertanto, Manzoni era in grado di occuparsi professionalmente di diritto e di districarsi nei Tribunali con molta abilità e competenza. 

Dalla lettura de I Promessi Sposi, invece, sembra che Manzoni non nutrisse grande stima nei confronti degli avvocati, se si pensa alla vicenda di Azzeccagarbugli, avvocato cui Renzo si era rivolto per la risoluzione della problematica relativa al veto oppostogli da Don Rodrigo al matrimonio con Lucia. Ma si trattava, evidentemente, della larga opinione che, all’epoca del Manzoni, era diffusa nei confronti dell’avvocatura del Seicento, ovvero dell’Ancien Regime e del tardo diritto comune, in cui il particolarismo giuridico aveva avuto come conseguenza diretta la crisi del diritto, caratterizzata dall’eccessiva moltiplicazione delle fonti giuridiche che rendeva, tra l’altro, molto difficoltosa lo svolgimento dell’attività legale non solo per gli avvocati ma anche per i magistrati. 

Nell’Ottocento, invece, durante l’affermazione dello Stato liberale – epoca in cui operava Alessandro Manzoni -, la professione forense sembrava aver riacquistato il proprio prestigio e la dignità che le era dovuta, come risulta anche dalla documentazione del predetto processo Manzoni – Le Monnier, instaurato nel 1845. 

Inoltre – a prescindere da I Promessi Sposi -, l’ulteriore opera – anche se minore – in cui si nota una imponente formazione giuridica del Manzoni, è, innanzitutto, la Storia della colonna infame, scritta negli anni 1840 – 1842, in cui l’Autore ha cercato di ricostruire il processo nei confronti degli untori durante la peste del Seicento. In quest’opera, Manzoni ha evidenziato come le norme all’epoca vigenti fossero, spesso, violate, sottolineando, inoltre, le responsabilità dei giudici che non facevano altro che condannare uomini innocenti. Il Manzoni, svolgendo un’accurata analisi da vero giureconsulto, ha rilevato le colpe dei giudici, che non potevano essere ascritte solamente alle barbarie dei tempi, poiché anche con gli strumenti giuridici del Seicento – figli della citata crisi del diritto comune – essi avrebbero potuto riconoscere l’innocenza degli accusati e, se i magistrati non la videro, fu perché non la volevano vedere. 

Inoltre, importanti riferimenti al mondo giuridico sono presenti anche nelle Osservazioni sulla morale cattolica del 1819, in cui il Manzoni rivolgeva un monito ai legislatori della sua epoca, affermando che “la legge non deve parlare che quando abbia una qualche certezza di farsi obbedire”, circostanza, tra l’altro, dimenticata molto frequentemente anche dal legislatore di oggi. 

Invece, nel saggio su La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, iniziato negli anni 1862 – 1864 e rimasto incompiuto, l’Autore de I Promessi Sposi ha cercato di porre in essere un vero e proprio studio sulla legalità dimostrando, innanzitutto, che durante la rivoluzione francese i rivoluzionari si erano impossessati di poteri che nessuno aveva loro conferiti; inoltre, che la rivoluzione non era necessaria per i miglioramenti che la Francia voleva nel proprio ordinamento giuridico e che quella distruzione aveva provocato due disastrosi effetti: “l’oppressione del paese sotto nome di libertà” e l’impossibilità di sostituire il governo abbattuto con un governo stabile, a differenza di quanto era avvenuto, al contrario, durante la rivoluzione italiana che aveva avuto il merito di demolire i vecchi governi in maniera del tutto legale, in quanto tale rivoluzione, sicuramente moderata, era stata voluta direttamente dal popolo. E’ importante sottolineare che in quest’opera emerge chiaramente quel tipico liberalismo moderato manzoniano, ostile nei confronti delle forme radicali di iniziativa popolare, già espresso in alcuni capitoli de I Promessi Sposi

Indubbiamente Alessandro Manzoni può essere considerato un intellettuale completo, un vero e proprio “titano” di straordinaria levatura che, a 150 anni esatti dalla morte, va ricordato anche in un ambito poco conosciuto, quale quello del diritto, dando la possibilità, in tal modo, di comprendere meglio le trasformazioni che, nel corso dei secoli, hanno interessato le figure professionali legate alla realtà giuridica del contesto italiano.

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