
“Here” – un viaggio nel tempo senza muovere un passo!
- Marzo 17, 2025
- di
- Massimiliano Lostumbo
Robert Zemeckis, questa volta, ci porta in un viaggio attraverso i secoli… restando fermi nello stesso punto. Strano? Un po’. Affascinante? Decisamente sì! Here, tratto dalla graphic novel di Richard McGuire, è un esperimento cinematografico che racconta la storia di un solo luogo, dalla preistoria ai giorni nostri, con una narrazione fuori dagli schemi.
Non ci sono veri protagonisti umani, perché i soli e autentici protagonisti del film sono il luogo e il tempo: una stanza che cambia, si trasforma eppure resta sempre lì, immobile, mentre le vite umane scorrono al suo interno e il tempo fa da “guardone”.
Nel cast troviamo Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany e Kelly Reilly, ma non fatevi ingannare: i personaggi sono solo comparse, figure passeggere in una storia che appartiene esclusivamente allo spazio che abitano e al tempo che passa. Per permettere agli attori di attraversare epoche diverse, il film utilizza il ringiovanimento digitale, una tecnica che Zemeckis ha già usato in passato. Anche se il trailer ha puntato molto su questo aspetto, nel film il trucco visivo passa in secondo piano: la vera magia è osservare come il mondo cambi intorno a una stanza che rimane sempre la stessa… pur non essendo mai uguale.
Per tutta la durata del film, la telecamera resta praticamente ferma, lasciando che il luogo si modifichi davanti ai nostri occhi. In pratica, si guardano le varie trasformazioni con gli occhi del tempo. Un’idea insolita, che ricorda molto La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock. Nel capolavoro del 1954, James Stewart “Jeff”, bloccato in casa con una gamba ingessata, passa il tempo spiando i suoi vicini dalla finestra del suo appartamento. Anche lì i veri protagonisti non sono gli attori ma il tempo e lo spazio: l’eccesso di tempo scatena la sua curiosità, la finestra diventa un occhio sul mondo, il cortile un palco teatrale su cui si muovono le storie.
In Here, Zemeckis porta questo concetto all’estremo: non siamo noi a seguire una storia, ma è uno spazio che cambia davanti ai nostri occhi per mezzo del tempo, che lo modella come un artista fa con la sua opera. E proprio quando pensiamo di aver capito il gioco, ecco che, nel finale, la prospettiva cambia all’improvviso, rompendo l’immobilità della narrazione e aggiungendo una nuova dimensione al racconto… giusto per sorprenderci un’ultima volta!
Anche in La finestra sul cortile avviene qualcosa di simile: nel momento in cui il sospettato si accorge di essere spiato, l’inquadratura si trasforma. La tensione cresce e all’improvviso lo sguardo non è più solo il nostro e quello di Jeff ma anche quello di chi è stato osservato troppo a lungo.
Un film come Here non può lasciare indifferenti. La critica si è spaccata in due: c’è chi lo ha definito un capolavoro visionario e chi, invece, un esercizio di stile un po’ troppo freddo. Diciamo che è come quei quadri moderni che qualcuno guarda con occhi sognanti e qualcun altro commenta con un “Mah, sarà arte?”.
Di certo Here non è il classico filmone da popcorn e colonna sonora epica. È un’esperienza visiva e concettuale, una riflessione sul tempo e sui luoghi che spesso attraversiamo senza pensare a ciò che ci ha preceduto. Magari non vi farà piangere né trattenere il fiato, ma di sicuro vi farà guardare la vostra casa con occhi diversi e chissà, magari vi verrà voglia di chiederle: “E tu, quante e quali storie hai visto?”