Il ruolo dell’Università: la nuova Resistenza

Il ruolo dell’Università: la nuova Resistenza

Perché ricordare Falcone e Borsellino non è una ricorrenza, ma un dovere generazionale

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

Giovanni Falcone pronunciò queste parole dal significato denso durante una delle sue ultime interviste televisive. Falcone tentò di “smistificare” la mafia, togliendole quel velo di onnipotenza che da secoli la società le aveva cucito addosso. La lotta alla mafia non può basarsi sul sacrificio del singolo che diventa immediatamente bersaglio del sistema criminale, bensì deve coinvolgere più attori sociali possibili, in primo luogo le istituzioni.

È il sistema nel suo complesso, conscio della pericolosità del fenomeno, che deve proteggere l’integrità del singolo: solamente un’unione solida, consapevole e coesa può rappresentare una valida minaccia all’illegalità. Affinché la lotta alla mafia non rimanga un fatto di mero eroismo isolato, è necessario un coinvolgimento attivo delle istituzioni ed in particolare un’azione repressiva di coloro che detengono il potere.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno messo in luce le dimensioni globali del fenomeno, evidenziando come la mafia non sia un fenomeno circoscritto che si limita ad eliminare coloro che vi si oppongono, ma come questa sia ben nascosta e radicata in molteplici ambiti.

Non è sufficiente l’azione di un singolo magistrato nel contrastare il fenomeno considerando la lentezza e l’eccesso di burocrazia che ancora oggi affliggono il nostro sistema giudiziario. Ed è proprio partendo da queste premesse che Falcone e Borsellino idearono una modalità del tutto sorprendente per colpire profondamente la mafia siciliana: un maxiprocesso che coinvolgesse un intero pool antimafia.

Il maxiprocesso fu il traguardo più importante della carriera di Falcone e Borsellino, una vera e propria rivoluzione nella storia giudiziaria italiana. Per accogliere il processo fu costruita un’aula bunker all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo, che accolse i 349 imputati. Grazie alle dichiarazioni dei pentiti Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, il pool fu in grado di ricostruire un ricco organigramma mafioso, furono individuati numerosi traffici illeciti e gli autori di 120 omicidi.

Il verdetto finale arrivò dopo 35 giorni: 346 condanne e ben 19 ergastoli. È la prima volta che si colpisce la mafia in quanto tale e non il singolo elemento. Cosa nostra non era solo un insieme di spacciatori, malavitosi e assassini ma un vero e proprio stato organizzato con una sua religione, una sua politica, un suo insieme di relazioni con la società, l’economia e le istituzioni.

Il ricordo di Falcone e Borsellino non può e non deve ridursi alle sole ricorrenze, ma deve rappresentare un punto fermo nella nostra società. Per Falcone e Borsellino la giustizia non era un lavoro ma una ragion d’essere, un valore nel quale hanno creduto fino alla fine, pur consapevoli del tragico destino cui andavano incontro. La mafia ha da sempre fatto dell’ignoranza la sua maggior fonte di consenso, ed è per questo che l’arma più efficace per sconfiggere la mafia è la conoscenza.

La criminalità prospera laddove vi è silenzio e omertà e la cultura rappresenta la più grande forma di ribellione contro ogni tipo di coercizione. L’università insegna a dubitare, a criticare, fornisce i mezzi affinché ognuno possa essere libero di autodeterminarsi. La mafia, al contrario, si nutre di cieca obbedienza. Chi ha la possibilità di studiare ha il dovere morale di sensibilizzare chi non può farlo. A Falcone e Borsellino è stata tolta la vita affinché potessero essere zittiti, ma le loro idee cammineranno sulle nostre gambe affinché il nostro grido possa diventare la migliore arma contro ogni forma di prevaricazione.

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